Geniale!!!
sabato 7 novembre 2009
O quasi! :-D
E io che pensavo che il cane di mio fratello fosse un po' citrullo. È un Einstein al confronto...
Read more...O quasi! :-D
E io che pensavo che il cane di mio fratello fosse un po' citrullo. È un Einstein al confronto...
Read more...Sorprendentemente sono arrivato secondo, anche se con uno scarto enorme rispetto al primo: 100 punti. Ho addirittura saltato due turni. Avevo bevuto così tanto che non riuscivo manco a comporre le sigle delle province.
(*) Sì, me ne è avanzata una. :-D
Questa vicenda ha luogo all'inizio di settembre.
Ok. È ufficiale. Soffro la quota.
L'anno scorso avevo già avuto dei problemi per arrivare al rifugio delle Guide in Val D'Ayas (m. 3420). Dal rifugio Mezzalama (m. 3036) avevo cominciato a strisciare e per superare quei 400 metri di dislivello avevo dovuto sputare l'anima.
Questo week end, invece, l'avvicinamento al punto di partenza della via è stato azzerato dall'impiego di una comodissima funivia che ci ha portato da Saas-Grund (m. 1555) direttamente al rifugio Hohsaas (m. 3137) in poche decine di minuti.
Si risparmia un bel po' di strada con gli zaini in spalla, ma poi alcuni -come me- la pagano cara. Il fisico non ha il tempo di acclimatarsi alla nuova quota e s'incazza. Eh, se s'incazza!
Mal di testa devastante, fiatone a fare due scalini, senso di nausea. In pratica una donna alle prime settimane di gravidanza.
Arrivati al rifugio, dopo aver riposto gli zaini nella stanza, abbiamo fatto un giretto nei paraggi e qualche foto delle montagne circostanti nell'attesa che giungessero le 18, ora di una cena rivelatasi neanche tanto frugale. Con qualche chiacchiera, poi, siamo arrivati al momento di coricarsi: circa le dieci di sera. In montagna ci sia alza presto e -di conseguenza- si va a letto presto. Memore dell'esperienza dell'anno precedente, ho preso un paio di aspirine per contenere i sintomi del mal di quota, dopodiché mi sono ficcato nel mio odiato sacco lenzuolo.
Dormo un po'.
Un po' pochetto, a dir la verità...
Mi sveglio verso le 2 e da allora in poi non chiudo più occhio. Non c'è verso di riprendere sonno, le aspirine hanno finito il loro effetto e la testa sembra scoppiarmi.
Giro.
Mi rigiro.
Giro di nuovo.
E così per innumerevoli volte.
Alle 4.30 suona l'allarme del dannato/benedetto cellulare. Finalmente la nottata infernale è finita. Tutti giù dalla branda, si piegano le coperte, ci si dà una sdazzatina alla faccia, si sistemano le ultime cose nello zaino e poi via: si sale dal dormitorio sino al rifugio per fare colazione.
Incredibile! Non ho fame. Con gran fatica -pensando a ciò che mi aspetta- mi forzo per il gargarozzo un paio di fette con marmellata e una tazza di latte. In genere al mattino mangio il triplo di così.
Mi lavo i denti e esco a prepararmi con gli altri.
Ci si imbraga, si mettono i ramponi, ci si lega. E -per quanto mi riguarda- si cerca di non vomitare. Sono le 6 circa. Si va.
Il primo tratto è impegnativo per via della presenza di numerosi crepacci dalle dimensioni considerevoli. Bellissimi. Guardare al loro interno e come sbirciare in un'altra dimensione, dove tutto è azzurro, liscio e dalle forme sinuose.
La salita, anche se la pendenza varia, non molla mai e -avvicinandosi alla bellissima cresta che ci separa dalla vetta- si cominciano ad avvertire le prime folate di vento. Superato -dopo oltre due ore e mezzo di cammino complesivo- un breve tratto pianeggiante, ecco che si arriva allo strappo finale. Siamo a m. 3812. Mancano poco più di 200 metri di dislivello alla cima.
Prima di ripartire indosso tutto ciò che ho: una maglia, un pile leggero, uno pesante e un giubbotto wind stopper.
Non ho nulla per proteggermi la faccia e il collo. E il vento è sempre più forte e gelido.
Il freddo è tale da aver esaurito del tutto le batterie della macchina fotografica. Le avevo caricate completamente il giorno prima.
Dannazione.
Mentre intraprendiamo il tratto finale, avverto sempre più la sensazione di freddo alle mani. Quella che tiene la piccozza poi, lo patisce ancor di più per via del metallo che disperde il poco calore rimasto. Comincio a concentrarmi sulle dita, continuando a muoverle. La faccia esposta sembra fratturarsi sotto le folate sempre più intense. Mi accorgo di avere frammenti di ghiaccio rappresi sui baffi.
Durante il resto della salita seguito a piegare e stendere le dita, riuscendo a guardare solo a un passo di distanza da me. Tengo la testa bassa, per vedere dove metto i piedi. Percepisco ogni tanto qualcuno che mi passa a fianco per scendere, ma non riesco quasi ad alzare gli occhi.
Avanzo.
"Muovi le dita."
Salgo.
"Muovi le dita."
Un passo dopo l'altro.
"Muovi le dita, dannazione."
Non so come, ma a un certo punto riesco ad alzare ancora la testa. Vedo davanti a me un gruppo di persone ferme. Non capisco. Non vedo alcuna croce, alcun cumulo o pilastro che indichi che quella è la cima. Invece siamo in vetta. Il gps segna m. 4030. Mollo finalmente la picozza. Il mio capocordata vedendomi in difficoltà mi dice di agitare le braccia per riattivare la circolazione.
Lo faccio.
Per diversi minuti.
Mi sembra di avere le dita trasformate in cristallo. Sono sicuro che se togliessi i guanti, si spezzerebbero immediatamente. Il sangue, con gran fatica e dolorosamente -molto dolorosamente- le riporta alla vita. Vorrei urlare a squarciagola, ma non riesco a prendere il fiato che mi serve.
Comincio a di nuovo a percepire le falangi. Come potrei non farlo? Sembra che qualcuno me le stia stringendo in una morsa.
Lentamente, per un tempo che sembra infinito, il dolore sedimenta, ma ho la sensazione di avere ancora i polpastrelli di vetro e temo che muovendoli la pelle si frantumi.
Le dita ci sono ancora tutte, ma comincio a tremare come una foglia.
Non ho affatto freddo.
La mia compagna insiste affinché indossi la sua giacca a vento. In quel momento il cappuccio mi sembra la più bella invenzione del mondo.
Qualche minuto e passa tutto.
Foto di gruppo e poi si scende.
Invitate a vedere quante più persone potete questo video. Non credo lo passeranno al Tg4...
Subito dopo l'invito di Napolitano a dedicare più risorse alla sicurezza anziché alle opere faraoniche, Attila Matteoli ha fatto sapere che i lavori per il ponte sullo stretto inizieranno a Gennaio.
Non ho nulla da aggiungere.
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